10 domande da porsi affinché le persone vi vedano come Leader!

“E’ tutta questione di stile

Faccio parte di un importante network mondiale sull’Intelligenza Emotiva: 6SECONDS; questo mi ha permesso di studiare il modello creato da scienziati e ricercatori, al contempo di incontrare e intervistare molti manager. Recentemente ho incontrato un importante Manager di una multinazionale, che desidera rimanere anonimo. Così esordisce durante un recente incontro sul tema #LEADERSHIP:

“Non è necessario essere un capo, un manager, un imprenditore per essere un leader! E’ una questione di volontà!”

Da questo parte la mia intervista, con la mia palese richiesta di aiutarci ad individuare gli elementi fondanti oggi per essere Leader:

“Il CEO dell’azienda o il capo per cui lavoriamo saranno sicuramente dei leader, sia che li riconosciamo sia che non li riconosciamo come tali, che li vediamo o non li vediamo.”

Quindi ho chiesto: “Se traspongo su di me ciò che vedo e mi dici, indipendentemente dal ruolo che abbiamo nell’organizzazione, la questione centrale è: desideriamo essere visti come dei Leader?”

“Sì! E’ così! Però per rispondere a questa domanda, è necessario porsene un’altra di ordine superiore e centrale in questa tematica: Essere Leader può migliorare la nostra vita, la nostra carriera e il nostro lavoro? Perché altrimenti ogni sforzo diventa vano!”

In effetti – intervengo io – facendo una ricognizione e una brevissima sintesi di quanto emerge dalla letteratura, sembra evidente che una infinità di libri, articoli, spettacoli, film, formatori, coach e “guru” si sono occupati e si occupano di leadership e leader; ciò significa che la domanda e il tema sono importanti! Da un’osservazione degli studi sui leader e sulla leadership, tendente allo scientifico, appare evidente che, se analizziamo tutti questi materiali e guru da una METAPOSIZIONE (che nella PNL significa una posizione che sia fuori dalla linea del tempo e dissociata tanto dalle credenze quanto dall’identità), emerge in modo inconfutabile il tentativo di dettare delle regole che “governino” la leadership! Quindi – aggiungo – ritieni che le regole siano centro e fondamento della leadership?

Certo, io mi faccio sempre delle domande e mi do anche delle risposte, e dall’esperienza cerco di trarne il massimo risultato: le REGOLE!

Puoi indicarmi le 10 domande che consideri fondamentali per sintetizzare altrettante regole, sul tema della Leadership?

OK, proviamoci mettendole in ordine:

1. Leader si nasce o si diventa?

Indipendentemente da dove siamo nati, se ricchi o poveri, se abbiamo avuto una vita facile o difficile è importante porsi questa domanda, direi iniziale! Se nella risposta siamo focalizzati sulle prime tre parole… tutto ciò che leggeremo e/o studieremo e/o sperimenteremo nella nostra vita sarà un continuo tentativo di confutare qualsiasi teoria evolutiva e sintetizzando al massimo saremo convinti che la genetica vinca sempre! Se, dal lato opposto, ci concentriamo sulle ultime tre parole della domanda, scatta un minimo di dubbio. No? Nel dubbio c’è il fondamento di ogni scoperta, nel dubbio c’è il fondamento di vivere e cercare un’idea migliore, nel dubbio c’è il desiderio di andare avanti e migliorare, qualsiasi cosa accada!

In effetti – aggiungo io – il centro di questo approccio si chiama epigenetica: tre fattori (genetica, ambiente, esperienza) che interagendo tra loro, modificano la realtà che ci circonda: i libri di Bruce Lipton e Gregg Braden sono a tal riguardo illuminanti. Anch’io sposo l’idea e l’approccio che diventare ed essere Leader è sempre una questione di volontà evolutiva, legata a più abilità. Trovo che la competenza centrale per la leadership sia l’Intelligenza Emotiva. Tutti abbiamo talenti, molti li esercitano per istinto, moltissimi li tengono chiusi in un cassetto nel loro cervello, altri scelgono di conoscerli e svilupparli.

ne consegue la Regola N. 1: dobbiamo investire (tempo, denaro e volontà) nella formazione personale continua, indipendentemente dal ruolo che occupo in Azienda e nel Mondo!

OK, andiamo avanti qual’è la seconda domanda che ci dobbiamo porre sulla Leadership?

2. Ascoltiamo consapevolmente o attivamente?

Le persone tendono a pensare che guidare significa parlare. Ma spesso è l’esatto contrario. “Ti farò entrare in un piccolo segreto nascosto”, ha dichiarato Elizabeth McLeod in un intervista su LinkedIn “Se ti concentri sull’ascolto consapevole, puoi ottenere più autorità senza dire una parola”. Ascoltare consapevolmente significa contemporaneamente tenere la bocca chiusa e capire davvero cosa dice la persona che abbiamo davanti, notare ciò che il linguaggio del corpo sta dicendo, in particolar modo se manteniamo il contatto visivo. “L’ascolto consapevole aiuta a ordinare e incorniciare le informazioni e quando parli, gli altri ascoltano perché sanno che hai preso tutto, incluso, soprattutto, il loro punto di vista”, continua McLeod “se vuoi essere visto come un leader, smetti di parlare, fai una pausa e ascolta.”

ne consegue la Regola N. 2: dobbiamo ascoltare, leggere, studiare; dobbiamo essere curiosi delle cose e delle persone, sia che siano semplici, sia che siano complesse.

Altro passo, qual’è la terza domanda che, dalla tua esperienza, diventa importante?

3. Facciamo diventare importanti i nostri incontri?

Le riunioni sono luoghi dove i tuoi colleghi ti vedono in azione. Una chiave per essere visto come un leader è capire l’importanza delle riunioni e renderle strategiche, interessanti, essenziali (sintetiche ed efficaci). Ci sono due aspetti di questo. In primo luogo, significa ottenere il massimo dalle riunioni che convochi. Ciò significa non solo convocare una riunione quando è assolutamente necessario, ma anche essere preparati e avere un programma dettagliato, rispettare i tempi, tenere le persone sul focus e decidere azioni chiare da eseguire dopo ogni riunione e a cui dar seguito. Altro aspetto è essere attivi, anche in quelle che non hai convocato o che non stai conducendo. Ciò significa leggere le minute e informarsi prima dell’OdG, è necessario ascoltare attivamente ponendo domande pertinenti, condividendo le competenze e seguendo tutti i fattori emersi nella riunione. Chi partecipa alle riunioni ha l’opportunità/responsabilità di dare tono e contenuto. Se sei preparato, concentrato e orientato all’azione, incontrare i tuoi colleghi può essere estremamente produttivo e divertente.

ne consegue la Regola N. 3: dobbiamo preparare nel miglior modo possibile gli incontri e le riunioni; dobbiamo saper essere strabici: visionari da un lato e focalizzati nell’individuare la soluzione migliore che può essere realizzata.

Caspita è già tanto e che altre domande hai in serbo in questa scalata all’Everest?

4. Abbiamo un mentore?

Una caratteristica che accomuna tutti i grandi leader è che si concentrano sullo sviluppo delle proprie capacità. E uno dei modi migliori per farlo è quello di individuare un mentore. Una persona di cui fidarsi e con cui confrontarsi. Trovare la persona giusta a volte non è facile, perché dovrebbe stare al tuo passo, e a volte sembra scoraggiante non individuarlo. L’opportunità si presenta sempre e il confronto è una regola fondamentale.

ne consegue la Regola N. 4: dobbiamo individuare qualcuno di cui mi fido e con cui mi confronto sistematicamente e periodicamente.

Siamo circa alla metà del percorso che mi hai anticipato, quali altre domande ti poni?

5. Stiamo cercano le cause principali o le soluzioni rapide?

Quando accade qualcosa che riteniamo sbagliato, ci è più facile sorvolare il problema profondo e cercare una soluzione rapida. Se vogliamo essere un leader, è necessario cercare le cause alla radice. Tutto ciò inizia con l’essere abbastanza sicuri da ammettere anche il fallimento. Il fallimento è importante, certo non totale!! Ma la maggior parte delle volte evitiamo; accettare il fallimento significa abbracciare il dolore che ha generato. Successivamente, significa guardare le cose per quello che sono e andare oltre, guardare le cose come stanno realmente e risolverle per quello che possiamo fare in quella situazione. Ripensare, per esempio, ai processi produttivi significa verificare che non si ripetano, mettendo alla prova il mio cervello per trovare un modo efficace su come risolverli.

e consegue la Regola N. 5: Dobbiamo avere pazienza; sapendo cogliere e studiare prassi, processi e procedure; cogliere la differenza tra le cause e gli effetti, le aspirazioni e i sogni, le modalità e le azioni conseguenti: imparare dai fallimenti per non ripeterli.

6. Quando le cose vanno male, parliamo della realtà, o siamo a caccia di un colpevole?

C’è una montagna di differenza tra raccontare e descrivere la realtà che vediamo e dare la colpa a qualcosa o qualcuno. Parlare della realtà significa condividere quello che è successo, basandosi sui fatti, nel tentativo di capirne i contenuti e trovare una soluzione possibile. Andare a caccia del colpevole è un modo per evitare la responsabilità, i “cacciatori di colpevoli” sottraggono un mare di energia alla risoluzione del problema. Per ottenere una visione della realtà, è necessario ascoltare attivamente e approfonditamente sia i numeri, le persone e l’ambiente. In questo modo, si può approfondire con calma dove si trovavano le cose da correggere e quindi individuare a cosa dare attenzione e risoluzione parziale o totale.

ne consegue la Regola N. 6: dobbiamo essere analitici, concentrati sui fatti. Le opinioni devono essere quantitative, oltre che qualitative. Dobbiamo fare i COMPLIMENTI ai colleghi e non andare a caccia del colpevole.

Caspita mi sento un po come senza ossigeno, in alta quota, e comincio ad essere già stanco. Cosa hai in serbo ancora per noi? Quali altre domande di poni?

7. Condividiamo le passioni?

Non dobbiamo essere dei robot. Il lavoro, come la vita privata deve essere ricca di passioni e appassionante. Se vivo senza passione non riesco a contagiare i colleghi e amici. Scoprire una nuova formula farmaceutica, un nuovo processo industriale, come migliorare una fase di produzione di un prodotto e condividere la novità con un collega mi genera passione; se vivi una nuova esperienza o hai comprato una nuova moto questa deve portarti a condividere quest’esperienza con un amico, con un collega. Raccontare la storia del perché ti è venuta un idea, hai trovato una soluzione, una caratteristica da migliorare sulla linea di produzione, avviene qualcosa di magico: stai migliorando la tua vita e quella dei tuoi clienti, siano essi interni – i colleghi – che esterni: i clienti finali che utilizzeranno il tuo prodotto.

ne consegue la Regola N. 7: diffondere, devolvere e insegnare è una delle cose su cui dobbiamo esercitarci, anche con gratuità.

8. Prestiamo attenzione ai segnali del corpo (nostro e degli altri)?

Non è questione di estetica, ne di chirurgia plastica, tanto meno di recitazione. Si potrebbe pensare che il fisico tonico e atletico o “rotondo” è sinonimo di benessere e leadership. Ciò è già accaduto nelle diverse epoche storiche. Ciò che ci stanno insegnando i nutrizionisti è che in parte “siamo ciò che mangiamo”. Se mangiamo male e/o troppo il primo a farcelo notare è il nostro stomaco, poi arrivano i polmoni, poi il cuore e via dicendo. Lo sport può aiutare, ma non è la chiave centrale. Sport, cibo e corpo hanno alcune cose in comune: lo sforzo genera sudore come la digestione; il modo in cui ci alleniamo ci avvicina alla velocità con cui mangiamo; il movimento come il cibo muove mente e corpo internamente ed esternamente. Posso anche considerare il corpo solo una macchina che porta a spasso il cervello, ma questo senza il corpo, può divertirsi e fare molte meno cose.

ne consegue la Regola N. 8: dobbiamo prestare attenzione a ciò che mangiamo e a come consideriamo il nostro corpo.

9. Prestiamo attenzione al nostro cuore?

Il cuore del Leader deve battere, pulsare essere ricco di emozioni. Le emozioni ci consentono di decodificare cosa sta pensando la mente e soprattutto verificare come sta il corpo. Un leader deve essere in equilibrio tra corpo, emozioni e mente. Non è una questione di cercare stati olistici, ma di essere presenti a tutto tondo in una consapevolezza di evoluzione continua; non quindi un equilibrio statico, ma dinamico, trasformativo ed evolutivo.

Sì! – intervengo – ho studiato qualcosa in merito, è come rilevare lo “stadio” che è lineare e tendenzialmente costante, e portarlo a “stato” che è un onda, con diversa forma e/o intensità (gaussiana o cuspide che sia), in una dinamica di elementi e componenti evolutive, come testimonia il filosofo contemporaneo Ken Wilberg.e altri, consentendo al leader di divertirsi in ciò che sta facendo e di farlo non solo per se, ma anche per gli altri.

ne consegue la Regola N. 9: dobbiamo prestare attenzione alle emozioni che viviamo, non solo in modo empirico e narcisistico, ma con mente lucida, partendo dal notare cosa e dove accade qualcosa nel nostro corpo.

Siamo arrivati al termine di questa lunga intervista, qual’è l’ultima domanda che ti poni quando pensi alla Leadership e al tuo modo di essere leader?

10. Come sta la mia mente? Presto attenzione alla mia mente?

Do da mangiare alla mia mente o mi intorpidisco sugli allori, sulla retribuzione, sugli aspetti esteriori che la vita ci da? Sono una ricercatrice, sono una scienziata applicata all’industria chimica farmaceutica, a me piace pensare che sto lasciando traccia nel mondo, una traccia che migliora il mondo e le persone con cui entro in contatto. Per farlo devo essere semplice, in un certo modo “umile”, anche se apparentemente non lo sono perché mi agito e mi infervoro, ma lo faccio perché la mia mente ha bisogno di progredire, di studiare, di alzare l’asticella. Tutto ciò non per una continua sfida, ma per tentare di migliorare il Mondo!

ne consegue la Regola N. 10: dobbiamo cibare la mente, nella complessità che viviamo, la nostra mente ci chiede sempre di crescere, si spegne solo quando non le prestiamo attenzione. La mente si sveglia e attiva più velocemente ed efficacemente quando riceve complimenti anche attraverso un semplice saluto: BENVENUTO!

Grazie, molto interessanti le tue riflessioni!