Fiducia & Power

Quando parliamo di fiducia nelle nostre vite e nel nostro mondo, il più delle volte ci viene quasi subito spontaneo pensare alla sua assenza. Credo sia normale, anzi, talvolta lecito!Sembra davvero che quasi in ogni fronte delle nostre esistenze raramente ci sia qualcosa o qualcuno di certo cui appoggiarsi: le nostre relazioni spesso mascherano finzioni, chi ha autorità appare tante volte in mala fede, il futuro della nostra società sembra oscuro…

Eppure, spesso più con rassegnazione che con convinzione, ci diciamo che dobbiamo avere fiducia, dobbiamo ricostruirla, dobbiamo dare più fiducia. Il problema è che così il cane si morde la coda: non riesco a fidarmi più, e dovrei comunque donare più fiducia? Mi sembra una soluzione un po’ naïve e superficiale, oltre che inattuabile.

La filosofa Onora O’Neill in un suo discorso su TED, invece, propone una strada che trovo molto più realistica, disincantata e interessante.

Il succo della questione, secondo lei, è che non si tratta tanto di dare nuovamente o di ricostruire fiducia nel nostro mondo – ammesso che sia questo ciò di cui abbiamo bisogno – quanto piuttosto di meritarsi fiducia, di imparare a essere (e dimostrare di essere) affidabili. Quindi si tratta soprattutto di ricevere fiducia, piuttosto che di darne. Mi pare più realistico e fattibile: faccio al meglio quanto mi è richiesto, oppure anche di più, e sicuramente contribuirò ad accrescere la fiducia nei miei confronti e quindi probabilmente anche in quel particolare ambito di vita o di lavoro. Sembra sensato e logico. Eppure anche in questo caso la realtà in cui viviamo spesso dimostra il contrario: chi fa bene e merita fiducia viene molte volte messo da parte e isolato, aumentando il clima generale di sfiducia in chi vorrebbe cimentarsi nel dare il meglio, e favorendo quanti invece sono già inclini a fare i furbi.

Insomma, spesso si infrange anche la fiducia ricevuta da altri a partire dai nostri meriti, e non solo la fiducia che doniamo a chi ci sta vicino.

Quindi, che fare?

In fondo, era proprio questa la domanda che mi spinge qui, ora!

Quando perdiamo la fiducia donata o ricevuta nelle nostre relazioni – professionali e non – non va in crisi solo quella particolare relazione o quel determinato lavoro, ma tutta la nostra vita, tutto il nostro modo di vedere il mondo.

Moltissimi esempi lo dimostrano: la relazione di coppia infranta da un’infedeltà; la fregatura da parte del collega o del socio; la mancata cura da parte di alcuni dottori per negligenza o altro che porta al peggiorare delle condizioni del malato… Tutte questi atti di fiducia mancata non hanno conseguenze solo nell’ambito di quella circostanza determinata, ma in tutta la vita. Le ferite ricevute in quelle e in tantissime altre situazioni si ripercuotono poi in qualsiasi campo e tempo della nostra esistenza, in un circolo vizioso sempre più asfissiante: sono stato ferito nel mio dare o meritare fiducia, quindi mi ritraggo, non do più il meglio di me, non mi espongo più per non essere colpito nuovamente; in questo modo, però, non ricevo più fiducia dagli altri, il che suscita in me una progressiva sfiducia in me stesso e nelle mie capacità, rinchiudendomi sempre di più… e la spirale continua. E le conseguenze si vedono non solo nei singoli, ma in tutta la nostra società.

Per questo non trovo sufficiente concentrarsi sull’essere più affidabili, per quanto necessario, come propone la O’Neill. Così anche non mi basta il generico e inconsistente compito di “ricostruire la fiducia”. Non sta solo qui il punto. Secondo me si tratta anche – e forse soprattutto – di riscoprire quella fiducia originaria che ci è stata donata fin da piccoli senza la quale non viviamo.

Tutti sappiamo come vari studi dimostrino che i neonati si lasciano morire se non trovano un ambiente e delle relazioni originarie, fondamentali, che danno amore e fiducia in un senso della vita. Pur con tutti i limiti e le ferite che questa fiducia e amore hanno e che la psicanalisi ci ha insegnato a riconoscere, senza di essi da bambini non avremmo mai trovato alcuna forza per andare avanti.

E, aggiungo, non troveremmo mai anche per il nostro oggi. Lo stesso, infatti, vale anche per noi adulti! Esistono una fiducia originaria e un amore fondamentale a cui rifarci continuamente. Chiamatela fiducia nell’umanità, nelle scienze, nell’Amore, in ciò che ci dà profondamente senso, o fede in Dio, ma senza di questa non riusciremmo a tollerare lo sforzo sovrumano di continuare a dare fiducia e a cercare di meritarcela. Un grande teologo del XX secolo, ucciso dalle SS, Dietrich Bonhoeffer (1906-1945), parla proprio di questo quando in una delle sue lettere invita a porre l’orecchio nuovamente quel cantus firmus, quell’Amore e Fiducia originari che rendono possibile la sinfonia di tutti i nostri amori, senza il quale in quelle condizioni storiche, all’interno di un carcere nazista, quasi non sarebbe stato possibile vivere. È dalla riscoperta di questa Fiducia, che possiamo vivere meglio il fidarci e il renderci più affidabili, ovviamente senza cadere in ingenuità dolorose che non hanno nulla a che vedere con la fiducia.

Fidarsi è un compito serio, profondo, oggetto di discernimento e non di leggerezza e di superficialità.

Quali atteggiamenti avere, dunque, per intraprendere questo cammino? Non una fiducia passiva, rassegnata a fidarsi a una qualche volontà superiore che faceva il bello e il cattivo tempo con la sua vita, ma una fiducia attiva, pronta a cogliere tutte le occasioni di guadagnare nuovo senso ed energie per la sua vita.

Primo essere protesi con tutti i sensi verso qualsiasi minimo indizio che ci faccia cogliere gioia, amore, senso nascosti trame trame di Matrix.

In secondo luogo, essere pazienti. Spesso quando ci sentiamo carichi ed entusiasti vorremmo subito che tutto il mondo intorno a noi o dentro di noi cambiasse quasi all’istante. E se ciò non avviene – come spesso capita – ci demoralizziamo e torniamo sfiduciati. Osservare ed osservarsi, in una paziente operosa attesa.

Sembrano belle parole, magari anche un po’ troppo sdolcinate, eppure le sento vere: senza di tutto ciò, che gusto ci sarebbe? Probabilmente nessuno, solo un po’ di amaro in bocca. E invece Matrix non finisce mai.

Cosa cambia? … se cammino con lo sguardo?

mindfullness … camminando

È una splendida giornata di luglio. Sono in montagna e soffia un vento fresco che sembra accarezzare dolcemente gli alberi e le cime dei monti. Immerso nello spettacolo naturale delle Dolomiti, davvero non dovrebbe esserci nulla di cui preoccuparmi o essere in ansia. Eppure c’è qualcosa che non va. Me ne accorgo quando il mio giovane amico, con cui sto camminando, mi chiama, quasi svegliandomi dai miei pensieri: «Guarda! Che bello!», indicandomi più volte nel corso della nostra passeggiata ora quel fiore così colorato, ora quella nuvola che sembra una Lamborghini, ora quella montagna il cui profilo assomiglia moltissimo al volto di una persona… Con l’entusiasmo del bambino che ancora lo abita mi fa notare tutto quello che mi circonda, mentre io sono preso da altre cose, pensieri sul passato o sul futuro che mi sconnettono dal “presente”, dal dono attuale, “presente” appunto, che la vita mi offre qui e ora. Sono distratto. Tutto sembra molto più importante di quello che sto vivendo adesso.

È una condizione frequente in noi adulti, questa. Sicuramente è dovuta alle responsabilità che sono richieste a chi è più cresciuto in età, mentre il mio giovane amico può permettersi di vivere il presente senza troppi pensieri, tuttavia non è solo questione di maturità. È prima di tutto una questione di sguardo. Se osserviamo la realtà “dispersi”, “smarriti” nei nostri pensieri e sentimenti passati o futuri, rischiamo di perdere qualcosa di importante e di perderci. È come un cieco che guida un altro cieco, convinto di vedere bene la strada da fare!

Dopo aver ascoltato [cfr. articolo sul il tempo e il fiuto di essere felici] la temperatura della nostra vita, quindi, si tratta di imparare a guardare, a cambiare… lo sguardo! Non è cosa semplice, il cambiamento. Non avviene spontaneamente. Ognuno di noi sa quanto siamo capaci di resistere ai segnali di bisogno di novità, quanto siamo abili a trovare milioni di giustificazioni, piuttosto che affrontare la fatica della trasformazione. Eppure, è spesso affermato che viviamo in un’epoca e in una società di continui cambiamenti ed evoluzioni e ciò viene decantato come sinonimo di civiltà, di modernità, dovremmo esserci abituati. E invece ci disorienta. In qualche modo sembra contrario a quanto verrebbe da fare nella nostra vita. “Cambiare”, infatti, ci appare sinonimo di “rivoluzionare”: spesso temiamo il cambiamento perché sembra proprio una rivoluzione, una trasformazione dolorosa, spesso sanguinosa, violenta… Se le cose stessero davvero così, allora perché cambiare? Non è questa la trasformazione che ci è richiesta! Il cambiare sguardo sui nostri temi più scottanti, sulla nostra vita, sul nostro lavoro è piuttosto simile alla differenza che c’è nell’osservare la nostra città da una valle o dalla cima di una montagna: la città è la stessa, ma la cogliamo in modo differente, più ampio, forse anche più bello!

Educare lo sguardo alla situazione presente, cambiare l’osservazione sulla nostra realtà ha bisogno di un aiuto, di un “giovane amico” che sappia indicare ciò che ci circonda. Questa è la mindfulness: è la guida dentro il nostro cuore che ci rende capaci di essere più “presenti” a noi stessi, più dono a noi e agli altri. È un esercizio di meditazione che spinge a rivolgere il nostro occhio interiore a ciò che accade qui e ora, senza giudizi o giustificazioni. Questo esercizio di “sguardo del bambino” è il primo passo, la prima guida che sa vedere bene la strada da percorrere e che sa portare al cambiamento più autentico e vero. Accompagnare tale cambiamento, poi, richiede altre due guide, facilitatori nel percorso che però sarà sempre e solo il singolo a fare: il coach e la walkmap. L’escursione del cambiamento è per viaggiatori esperti: nasconde fatiche, specie all’inizio se non si è molto allenati, e insidie che qualcuno con maggior esperienza può aiutare a evitare o affrontare meglio, apre a paesaggi mai esplorati, rivela territori incontaminati che possono mostrare una bellezza inaspettata in cui solo con una buona cartina o walkmap ci si può orientare!

Alla fine, ci si accorgerà con soddisfazione che la fatica è ben ricompensata da un panorama mozzafiato! Il nostro “giovane amico” interiore ci avrà guidato a osservare meglio il dono che siamo e che ci circonda, si sarà sicuramente lamentato per la fatica del cammino e non sempre avrà avuto fiducia nella sua guida, ma sicuramente potrà dire con gioia: «Ne è valsa la pena!»

Come va?

1. Icaro: “Uno schianto”

2. Proserpina: “Mi sento giù”

3. Prometeo: “Mi rode…”

4. Teseo: “Finché mi danno corda…”

5. Edipo: “La mamma è contenta”

6. Damocle: “Potrebbe andar peggio”

7. Priapo: “Cazzi miei”

8. Ulisse: “Siamo a cavallo”

9. Omero: “Me la vedo nera”

10. Eraclito: “Va, va…”

11. Parmenide: “Non va”

12. Talete: “Ho l’acqua alla gola”

13. Epimenide: “Mentirei se glielo dicessi”

14. Gorgia: “Mah!”

15. Demostene: “Difficile a dirsi”

16. Pitagora: “Tutto quadra”

17. Ippocrate: “Finché c’è la salute…”

18. Socrate: “Non so”

19. Diogene: “Da cani”

20. Platone: “Idealmente”

21. Aristotele: “Mi sento in forma”

22. Plotino: “Da Dio”

23. Catilina: “Finché dura…”

24. Epicuro: “Di traverso”

25. Muzio Scevola: “Se solo mi dessero una mano…”

26. Attilio Regolo: “Sono in una botte di ferro”

27. Fabio Massimo: “Un momento…”

28. Giulio Cesare: “Sa, si vive per i figli, e poi marzo è il mio mese preferito…”

29. Lucifero: “Come Dio comanda”

30. Giobbe: “Non mi lamento, basta aver pazienza”

31. Geremia: “Sapesse, ora le dico…”

32. Noè: “Guardi che mare…”

33. Onan: “Mi accontento”

34. Mosè: “Facendo le corna…”

35. Cheope: “A me basta un posticino al sole…”

36. Sheherazade: “In breve, ora le dico…”

37. Boezio: “Mi consolo”

38. Carlo Magno: “Francamente bene”

39. Dante: “Sono al settimo cielo”

40. Giovanna d’Arco: “Si suda”

41. San Tommaso: “Tutto sommato bene”

42. Erasmo: “Bene da matti”

43. Colombo: “Si tira avanti”

44. Lucrezia Borgia: “Prima beve qualcosa?”

45. Giordano Bruno: “Infinitamente bene”

46. Lorenzo de’ Medici: “Magnificamente”

47. Cartesio: “Bene, penso”

48. Berkeley: “Bene, mi sembra”

49. Hume: “Credo bene”

50. Pascal: “Sa, ho tanti pensieri…”

51. Enrico VIII: “Io bene, è mia moglie che…”

52. Galileo: “Gira bene”

53. Torricelli: “Tra alti e bassi”

54. Pontorno: “In una bella maniera”

55. Desdemona: “Dormo tra due guanciali…”

56. Newton: “Regolarmente”

57. Leibniz: “Non potrebbe andar meglio”

58. Spinoza: “In sostanza, bene”

59. Hobbes: “Tempo da lupi”

60. Vico: “Va e viene”

61. Papin: “Ho la pressione alta”

62. Montgolfier: “Ho la pressione bassa”

63. Franklin: “Mi sento elettrizzato”

64. Robespierre: “Cè da perderci la testa”

65. Marat: “Un bagno”

66. Casanova: “Vengo”

67. Goethe: “C’è poca luce”

68. Beethoven: “Non mi sento bene”

69. Shubert: “Non mi interrompa, per Dio”

70. Novalis: “Un sogno”

71. Leopardi: “Sfotte?”

72. Foscolo: “Dopo morto, meglio”

73. Manzoni: “Grazie a Dio, bene”

74. Sacher-Masoch: “Grazie a Dio, male”

75. Sade: “A me bene”

76. D’Alambert e Diderot: “Non si può dire in due parole”

77. Kant: “Situazione critica”

78. Hegel: “In sintesi, bene”

79. Schopenhauer: “La volontà non manca”

80. Cambronne: “Boccaccia mia…”

81. Marx: “Andrà meglio…”

82. Carlo Alberto: “A carte 48”

83. Paganini: “L’ho già detto”

84. Darwin: “Ci si adatta”

85. Livingstone: “Mi sento un po’ perso”

86. Nievo: “Le dirò, da piccolo…”

87. Nietzsche: “Al di là del bene, grazie”

88. Mallarme’: “Sono andato in bianco”

89. Proust: “Diamo tempo al tempo”

90. Henry James: “Secondo i punti di vista”

91. Kafka: “Mi sento un verme”

92. Musil: “Così così”

93. Joyce: “Fine yes yes yes”

94. Nobel: “Sono in pieno boom”

95. Larousse: “In poche parole, male”

96. Curie: “Sono raggiante”

97. Dracula: “Sono in vena”

98. Croce: “Non possiamo non dirci in buone condizioni di spirito”

99. Picasso: “Va a periodi”

100. Lenin: “Cosa vuole che faccia?”

101. Hitler: “Forse ho trovato la soluzione”

102. Heisemberg: “Dipende”

103. Pirandello: “Secondo chi?”

104. Sotheby: “D’incanto”

105. Bloch: “Spero bene”

106. Freud: “Dica lei”

107. D’Annunzio: “Va che è un piacere”

108. Popper: “Provi che vado male”

109. Ungaretti: “Bene (a capo) grazie”

110. Fermi: “O la va o la spacca”

111. Camus: “Di peste”

112. Matusalemme: “Tiro a campare”

113. Lazzaro: “Mi sento rivivere”

114. Giuda: “Al bacio”

115. Ponzio Pilato: “Fate voi”

116. San Pietro: “Mi sento un cerchio alla testa”

117. Nerone: “Guardi che luce”

118. Maometto: “Male, vado in montagna”

119. Savonarola: “E’ il fumo che mi fa male”

120. Orlando “Scusi, vado di furia”

121. Cyrano: “A naso, bene”

122. Volta: “Più o meno”

123. Pietro Micca: “Non ha letto che è vietato fumare”

124. Jacquard: “Faccio la spola”

125. Malthus: “Cè una ressa…”

126. Bellini: “Secondo la norma”

127. Lumiere: “Attento al treno!”

128. Gandhi: “L’appetito non manca”

129. Agatha Christie: “Indovini”

130. Einstein: “Rispetto a chi?”

131. Stakanov: “Non vedo l’ora che arrivi ferragosto…”

132. Rubbia: “Come fisico, bene”

133. Sig.ra Riello: “Sono stufa!”

134. La Palisse: “Va esattamente nella maniera in cui va”

135. Shakespeare: “Ho un problema: va bene o non va bene?”

136. Alice: “Una meraviglia”

137. Dr. Zap: “Bene, la sai l’ultima?”

138. Verga: “Di malavoglia”

139: Heidegger: “Quante chiacchiere!”

140. Grimm: “Una favola!

Per chi suono le campane … tibetane

antiche pratiche che riprendono vigore

Parafrasando la mitica frase di Ernest Hemingway, devo confessarVi che da alcuni anni mi suono le campane, e quando inizio non smetterei mai!

Era il 2010 quando un’amica mi presentò una simpatica signora che mi distese sul pavimento e mi fece fare un viaggio in sonno vigile, per oltre un’ora. Da quel momento, pur essendo io un ignorante musicale e poco incline a suonare uno strumento musicale, ho iniziato, ho studiato quel giusto per non commettere grossolani errori e appena ho tempo, un po di focalizzazione … mi suono le campane tibetane.

Studiando, leggendo e dopo qualche corso, ho scoperte le numerose caratteristiche delle campane tibetane. Alcuni Sistemi Sanitari del Nord Europa inseriscono tale pratica tra quelle possibili a supporto del malato, come del resto fa la musica. Se ci pensiamo un attimo, la “buona” musica forse non ci galvanizza? o ci deprime? Non ci fa cambiare lo stato d’animo, l’umore e in fin dei conti il nostro corpo? Non ci “costringe” al movimento o al rilassamento?

Perché meravigliarsi quindi dell’effetto terapeutico di una campana tibetana?

Quello che provo mentre le suono e le ascolto è ogni volta un unico e irripetibile. Un viaggio, in assenza di sostanze psicotrope – tengo a precisarlo – che porta mente e corpo in un altro “stato”.

Non è magia, noi siamo fatti d’acqua e le risonanze non sono solo un fenomeno legato all’empatia, alle emozioni, è un fenomeno fisico e meccanico, che influenza i campi elettrici e magnetici, specie quelli a bassa tensione come il corpo umano.

Provare per credere!

Buon viaggio

Perché un area protetta può fare la differenza anche per un Azienda!

la Natura ci è maestra in tutto; in Cile nasce la più grande area protetta marina!

le Aziende possono imparare dalla Natura!

C’è chi chiama un orso KJ2 e un uragano IRMA; c’è chi fa finta che tutto ciò che accade attorno a sè, finche accade agli altri, è uno “spettacolo”; c’è chi non potrà festeggiare se non con un “de profundis” l’anniversario della difesa della Natura.

Dai paesi, così definiti dell’altro mondo, una bella lezione: in Cile nasce la più grande area protetta marina al mondo.

RAPA NUI, più nota anche con il nome di Isola di Pasqua!

740.000 Kilometri quadrati di area protetta, 3.000 abitanti.

C’è quindi chi, come dichiara “the Guardian“, crede ancora che la difesa della natura sia una priorità; che il pianeta Terra sia in pericolo, che tenta delle azioni; pur quando queste risultino essere a macchia di leopardo, tardive, flebili e a volte solo a difesa di un turismo di massa distruttivo (come accade nelle nostre vicine Alpi).

I Parchi sono delle navicelle spaziali per preservare le specie del pianeta Terra, l’uomo non si sta dimostrando la forma vivente più intelligente e lungimirante, anche se è sicuramente la più creativa.

Qualsiasi professionista, manager e/o imprenditore può imparare molte cose dalla Natura e può applicare queste ovvietà (principi della termodinamica) o algoritmi (teoria dei frattali) alla sua realtà aziendale e/o organizzativa:

  1. Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto è in perenne CAMBIAMENTO: il mio problema è il tuo problema; in altre parole se non faccio pulizia in azienda non avrò mai le cose pulite, chiare, lineari; fare pulizia significa fare CLEAN (C-LEANdiventato un libercolo), nel concreto significa avviare dei percorsi di Consapevolezza e di LEAN; essere attenti all’ambiente non è un fattore estetico e/o ecologico, ma soprattutto umano.
  2. Dare senso alle cose, alle azioni, ai pensieri e alle persone. In Natura tutto ha un significato, anche ciò che non riusciamo a comprendere. In Azienda dovrebbe essere la medesima cosa. Possiamo avere diversi ruoli e/o funzioni, ma queste devono essere chiare e univoche a tutti. A volte non è necessario avere tutto il quadro nitido nel dettaglio, ma da un particolare si possono capire molte cose. Evidenziare ciò che funziona da ciò che è dis-funzionale, ci consente di fare scelte secondo un discernimento crescente in consapevolezza verso l’obiettivo e il risultato atteso; è ciò che fa la selezione naturale in una prateria, in un bosco, in un deserto.
  3. Prestare attenzione al fattore Tempo, il tempo è la chiave di molti successi o insuccessi. Un prato fiorito, o una fioritura in un frutteto nel periodo sbagliato dell’anno, perché le temperature hanno ingannato le piante, può compromettere l’intera produzione. Non dedicare sufficiente tempo all’osservazione fenomenologica non aiuta ne chi deve decidere, ne chi deve eseguire. C’è un tempo per il riposo e una per la mietitura: arrivare in primavera già sfiaccati ed esausti, senza aver riposto in inverno compromette le performance e i risultati di qualsiasi specie vivente. E’ il fattore tempo che ci consapevolizza sul limite delle cose, delle azioni, dei pensieri di noi stessi.

Nel Tempo e con il Tempo diventiamo tutti uguali. Buon viaggio!

Un nuovo appuntamento con Giovedìmpresa

Il prossimo appuntamento per continuare il nostro percorso formativo con Giovedìmpresa si terrà il 14 settembre.

Ovviamente sempre di giovedì presso la nostra sede 4Coaching in via Forestana.

La giornata avrà inizio alle ore 9.15 per le registrazioni e il momento caffè, alle ore 13.00 ci sarà il brunch, per volgere al termine alle 18.00.

Argomento della giornata sarà la Leadership e parleremo dei quattro principali stili che la rappresentano:
l’imperatore/monarca, il filosofo/maestro, l’esploratore/carismatico e il mago/sciamano.
Test e workshop interattivi permetteranno di identificarci e riconoscerci allo scopo di mettere a punto tecniche e strategie su misura.

Il corso sarà tenuto dal coach Silvio Bartolomei e dal consulente Lorenzo Campese.

Per chi parteciperà per la prima volta la giornata sarà completamente gratuita!

Per le iscrizioni clicca qui

Ed ecco il nostro video di presentazione al corso, buona visione!

 

 

La Corruzione … è come la siccità!

il dilemma è quando e come tagliare … o irrigare!

Se irrigo una piantina sotto il sole cocente, magari con tubo nero di plastica, rischio di darle acqua calda e bollirla! Il momento in cui irrigare è altrettanto importante rispetto alla quantità d’acqua che viene erogata.

Io sono responsabile! O almeno cerco di esserlo!

BENVENUTO!

La regola del benvenuto è la regola base per accettare ciò che è: la realtà! Chi legge Byron Katie non può non apprezzare la diversità tra un opinione (la mia, la tua, la sua, la nostra, la loro, le 1000 verità) e la realtà così com’è. Chi incontra certe persone e ne capisce l’indole cerca di evitarle. Se tale esercizio è genuino e sincero progressivamente ci si avvicina ad un motto insegnatomi tempo fa da un bravo insegnante … << We are pretting alone, up here!!!>>.

Qualche giorno fa mio figlio “più piccolo” … 195 cm di altezza per 46 di piede … mi dice <<non mi stai ascoltando, non mi presti attenzione e sento che non ti interessa>> caspita come ha fatto ad entrare nel mio cervello? Io stavo concentrato, tentavo di ascoltarlo, ma realmente non c’ero! La presenza era si fisica ma non assoluta come lui pretendeva! Ho barcamenato una risposta: “assordante rumore delle unghie su di un vetro” e ho rilanciato, “ok, non so aiutarti; non sono per tutte le stagioni e neppure un genio o un mago”.

Dopo qualche minuto, incalza lui e mi dice: <<io voglio più tempo per parlare con gli amici, lo studio me lo sta sottraendo: come faccio?>> …. colpito !

Anche nel lavoro accade uguale. Si parte con un idea, una speranza, un sogno ma la realtà è qualcos’altro. La corruzione è un concetto che, se non contestualizzato con il tempo, il luogo e la circostanza, ha poco valore. Cosa accade nel frattempo?

Di che corruzione stiamo parlando? Della carne/corpo, del cuore/emozioni o della mente/spirito? Recenti esperienze lavorative mi hanno confermato che le persone, gli uomini e le donne, devono essere misurate nei fatti. A parole e nelle parole tutti sono capaci, ma nella concretezza del confrontarsi tra le leggi umane, le leggi della natura e del buon senso e le leggi divine è tutta un’altra cosa!

Ecco che persone apparentemente sincere e/o oneste appaiono per quello che sono … inappropriate, false, corruttibili! Se biologicamente per avere “rinnovamento” dobbiamo avere prima “corruzione”; la domanda che ci dobbiamo porre quindi è: che cosa dovremo ancora vedere e vivere perché vi sia un pò di rinnovamento? Quanto giù andremo nel pozzo? della vita sociale e politica, del lavoro, delle nostre comunità e di noi stessi? Per vedere qualche segnale di luce?

Dobbiamo necessariamente ammalarci, per svolgere ed esercitare una vita sana?

Irrigare ai primi segnali di sofferenza e di siccità (presupponendo che si abbia la sensibilità per accorgersene) o aspettare la notte? La corruzione va estirpata passo passo o deve essere lasciata esplodere si che ecclatanti segnali di degenerazione diano palese evidenza della necessità di intervento?

Conosci i tuoi dati per decidere al meglio

Per-corso per fornire strumenti e strategie per analizzare i proprio dati

Perchè? Le PMI hanno una massa di dati rilevante che gestiscono ma che analizzano pochissimo Questo perché spesso ci si ferma al software gestionale e non all’ebaorazione e/o visione dei dati in forma aggregata, fonte di informazioni su piani diversi

Cosa? Un per-corso per fornire strumenti e strategie per analizzare i propri dati

Come? Una mattina in cui vi è un’attività di introduzione con il coach (Bartolomei) e una successiva fase con l’esposizione di case history aziendali di analisi dei dati e proposta di indicatori strategici aziendali (Dalla Riva).

 

Giovedimpresa

Cos’è Giovedimpresa

C’è bisogno di tecniche nuove, veloci e potenti, per dare nuovo impulso al nostro fare impresa. Occorrono modalità per leggere la realtà e cogliere le opportunità che il salto di paradigma in corso ci presenta.

Giovedìmpresa è un progetto che nasce per dare futuro alle Imprese, alle aziende e ai loro manager. Attraverso un insieme di conoscenza e approcci innovativi, mira a dare forza e strumenti concreti a imprenditori, leader e manager per facilitare l’evoluzione, l’innovazione e lo sviluppo delle loro organizzazioni.

Stanchi? Camminare è una scelta EI! fa bene alla mente e al corpo – Mindfullness e camminare

al Manager come ad una Mamma fa bene camminare! vi hanno mai detto durante una discussione… “va a fare due passi” ?

Mi ricordo mia Mamma, indispettita da alcuni miei capricci che mi diceva: “cammina, va là”, mi imbattei in questo approccio ginnico educativo poco tempo dopo quando don Luigi, il mio Parroco a cui avevo “tirato la tunica”, mi avvisò istintivamente dicendomi: “corri, oo…” e mi vidi sfrecciare la sua scarpa destra affianco al mio orecchio …. Una terza significativa occasione me la diede la Vita, che per detossicarmi da alcune disavventure mi portò ad andare in Montagna camminando, correndo, arrampicando e poi tornando a camminare!

5 PUNTI per rendere più efficace ed efficiente la nostra camminata!

PUNTO 1. Camminare – Fa bene, mette in moto l’organismo, lo surriscalda – se aumento il passo – ti fa sudare, a quel punto espelliamo un po’ di tossine e così facendo stiamo detossificando l’organismo e la nostra testa. Semplice no? E fino a questo punto tutto è regolare infatti molti studi di fisiologia e medicina come quello di Scientific America certificano perché sudare: fa bene al corpo e alla mente.

PUNTO 2. Un pensiero, un idea – Se a questa naturale e innata propensione di camminare ci aggiungiamo l’ascolto personale di un pensiero o di un idea, camminando questa prende forma e l’elaborazione del pensiero conseguente può fare la differenza. Per alcune persone non è sufficiente camminare, hanno bisogno di correre, Forest Gamp ne è stato un chiaro esempio. Perché i nostri pattern emotivi ed emozionali sono idee che hanno bisogno di processi.

PUNTO 3. La postura – Se mentre cammino ho un idea e contemporaneamente – grazie a due bastoncini da Nordic Walking – cambio, correggo e focalizzo la postura che sto avendo in quel momento sto massimizzando lo sforzo, ciò che sto facendo e pensando. Perché se guardo la punta delle mie scarpe o guardo l’orizzonte, cambia la qualità dei miei pensieri.

PUNTO 4. L’ambiente – Se i tre punti sopra li svolgo tra i rumori della città, con cuffie o senza cuffie, o all’interno di un viale alberato, o tra il verde o ancor più in un ambiente naturale, cambiano dei fattori fisici, cambia la qualità dei pensieri, dello sforzo e della camminata. Perché si passa dal respiro all’essere respirati. Non è solo un tema di qualità dell’aria.

PUNTO 5. Trovi un Amico trovi un tesoro – se tutto quanto sopra ricordato viene fatto in compagnia di un amico/a o in alternativa di una persona che sa ascoltare, che vi sta ascoltando e vi accompagna con domande, in assenza di giudizio, con compassione amorevole, avete fatto BINGO! Questo è quello che ho imparato per imboccare la strada della felicità. Perché siamo tutti chiamati ad essere felici a lavoro e nella vita, anche se a volte ci vorrebbe “Un altra Vita“.

Questo modello è un approccio EI, Emozionalmente Intelligente, e CLEAN (coaching & lean) più info le trovate in questa pagina, www.6seconds.org o dall’amico Luca Zambolin www.freewalking.it