Cosa cambia? … se cammino con lo sguardo?

mindfullness … camminando

È una splendida giornata di luglio. Sono in montagna e soffia un vento fresco che sembra accarezzare dolcemente gli alberi e le cime dei monti. Immerso nello spettacolo naturale delle Dolomiti, davvero non dovrebbe esserci nulla di cui preoccuparmi o essere in ansia. Eppure c’è qualcosa che non va. Me ne accorgo quando il mio giovane amico, con cui sto camminando, mi chiama, quasi svegliandomi dai miei pensieri: «Guarda! Che bello!», indicandomi più volte nel corso della nostra passeggiata ora quel fiore così colorato, ora quella nuvola che sembra una Lamborghini, ora quella montagna il cui profilo assomiglia moltissimo al volto di una persona… Con l’entusiasmo del bambino che ancora lo abita mi fa notare tutto quello che mi circonda, mentre io sono preso da altre cose, pensieri sul passato o sul futuro che mi sconnettono dal “presente”, dal dono attuale, “presente” appunto, che la vita mi offre qui e ora. Sono distratto. Tutto sembra molto più importante di quello che sto vivendo adesso.

È una condizione frequente in noi adulti, questa. Sicuramente è dovuta alle responsabilità che sono richieste a chi è più cresciuto in età, mentre il mio giovane amico può permettersi di vivere il presente senza troppi pensieri, tuttavia non è solo questione di maturità. È prima di tutto una questione di sguardo. Se osserviamo la realtà “dispersi”, “smarriti” nei nostri pensieri e sentimenti passati o futuri, rischiamo di perdere qualcosa di importante e di perderci. È come un cieco che guida un altro cieco, convinto di vedere bene la strada da fare!

Dopo aver ascoltato [cfr. articolo sul il tempo e il fiuto di essere felici] la temperatura della nostra vita, quindi, si tratta di imparare a guardare, a cambiare… lo sguardo! Non è cosa semplice, il cambiamento. Non avviene spontaneamente. Ognuno di noi sa quanto siamo capaci di resistere ai segnali di bisogno di novità, quanto siamo abili a trovare milioni di giustificazioni, piuttosto che affrontare la fatica della trasformazione. Eppure, è spesso affermato che viviamo in un’epoca e in una società di continui cambiamenti ed evoluzioni e ciò viene decantato come sinonimo di civiltà, di modernità, dovremmo esserci abituati. E invece ci disorienta. In qualche modo sembra contrario a quanto verrebbe da fare nella nostra vita. “Cambiare”, infatti, ci appare sinonimo di “rivoluzionare”: spesso temiamo il cambiamento perché sembra proprio una rivoluzione, una trasformazione dolorosa, spesso sanguinosa, violenta… Se le cose stessero davvero così, allora perché cambiare? Non è questa la trasformazione che ci è richiesta! Il cambiare sguardo sui nostri temi più scottanti, sulla nostra vita, sul nostro lavoro è piuttosto simile alla differenza che c’è nell’osservare la nostra città da una valle o dalla cima di una montagna: la città è la stessa, ma la cogliamo in modo differente, più ampio, forse anche più bello!

Educare lo sguardo alla situazione presente, cambiare l’osservazione sulla nostra realtà ha bisogno di un aiuto, di un “giovane amico” che sappia indicare ciò che ci circonda. Questa è la mindfulness: è la guida dentro il nostro cuore che ci rende capaci di essere più “presenti” a noi stessi, più dono a noi e agli altri. È un esercizio di meditazione che spinge a rivolgere il nostro occhio interiore a ciò che accade qui e ora, senza giudizi o giustificazioni. Questo esercizio di “sguardo del bambino” è il primo passo, la prima guida che sa vedere bene la strada da percorrere e che sa portare al cambiamento più autentico e vero. Accompagnare tale cambiamento, poi, richiede altre due guide, facilitatori nel percorso che però sarà sempre e solo il singolo a fare: il coach e la walkmap. L’escursione del cambiamento è per viaggiatori esperti: nasconde fatiche, specie all’inizio se non si è molto allenati, e insidie che qualcuno con maggior esperienza può aiutare a evitare o affrontare meglio, apre a paesaggi mai esplorati, rivela territori incontaminati che possono mostrare una bellezza inaspettata in cui solo con una buona cartina o walkmap ci si può orientare!

Alla fine, ci si accorgerà con soddisfazione che la fatica è ben ricompensata da un panorama mozzafiato! Il nostro “giovane amico” interiore ci avrà guidato a osservare meglio il dono che siamo e che ci circonda, si sarà sicuramente lamentato per la fatica del cammino e non sempre avrà avuto fiducia nella sua guida, ma sicuramente potrà dire con gioia: «Ne è valsa la pena!»

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