Per chi suono le campane … tibetane

antiche pratiche che riprendono vigore

Parafrasando la mitica frase di Ernest Hemingway, devo confessarVi che da alcuni anni mi suono le campane, e quando inizio non smetterei mai!

Era il 2010 quando un’amica mi presentò una simpatica signora che mi distese sul pavimento e mi fece fare un viaggio in sonno vigile, per oltre un’ora. Da quel momento, pur essendo io un ignorante musicale e poco incline a suonare uno strumento musicale, ho iniziato, ho studiato quel giusto per non commettere grossolani errori e appena ho tempo, un po di focalizzazione … mi suono le campane tibetane.

Studiando, leggendo e dopo qualche corso, ho scoperte le numerose caratteristiche delle campane tibetane. Alcuni Sistemi Sanitari del Nord Europa inseriscono tale pratica tra quelle possibili a supporto del malato, come del resto fa la musica. Se ci pensiamo un attimo, la “buona” musica forse non ci galvanizza? o ci deprime? Non ci fa cambiare lo stato d’animo, l’umore e in fin dei conti il nostro corpo? Non ci “costringe” al movimento o al rilassamento?

Perché meravigliarsi quindi dell’effetto terapeutico di una campana tibetana?

Quello che provo mentre le suono e le ascolto è ogni volta un unico e irripetibile. Un viaggio, in assenza di sostanze psicotrope – tengo a precisarlo – che porta mente e corpo in un altro “stato”.

Non è magia, noi siamo fatti d’acqua e le risonanze non sono solo un fenomeno legato all’empatia, alle emozioni, è un fenomeno fisico e meccanico, che influenza i campi elettrici e magnetici, specie quelli a bassa tensione come il corpo umano.

Provare per credere!

Buon viaggio

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *