SUICIDIO del Manager - Come evitarlo 2

SUICIDIO del Manager - Come evitarlo 2

Sport estremi? Esercitare l'ego per allenarsi nell'arte del dissimulare e diventare degli attori, recitando Jacopo Ortis, alla Raul Cremona!

Nella vita è importante imparare anche a dissimulare! L'alternativa? in particolar modo a lavoro? Il suicidio professionale! Anche se suicidarsi resta un gesto estremo, ha come "intento" esprimere se stessi, il proprio Ego, come un urlo, un canto del cigno! Anche quello di Lucio Anneo Seneca nel 65 d.c. fu un canto che rimase nella storia e nella cultura europea!

Molte le persone famose che hanno emulato Seneca, una fra tutte Raul Gardini. Qualcuno obietterà che i motivi erano altri, si vero non c'era un Nerone, ma più d'uno! Va in ogni caso considerato che i suicidi in Italia sono ogni anno circa 4000. I recenti dati dicono che il fenomeno è in crescita, specie in ambito giovanile, anche a seguito della recente pandemia.

Perché ci si suicida nella vita? Questa non è la sede e io non sono un esperto ! Anche se mi sono fatto alcune idee; volete saperle? Chiamatemi, scrivetemi, le condividerò volentieri.

Desidero condividere con voi alcune riflessioni su un'altra sottile forma di suicidio: il suicidio lavorativo, definibile anche come atto di autosabotaggio. Come condiviso brevemente nel precedente articolo il tema è ampio e complesso, non avendo un'unica soluzione o processo. Quello che è ineludibile, sono i risultati del nostro agire.

I RISULTATI ci guidano, se abbiamo qualcuno che ci da una mano a decodificarli, apprenderli e metabolizzarli; nel far questo acceleriamo il processo al cambiamento e raggiungiamo in minor tempo l'obiettivo desiderato, il nostro stato di benessere e quindi di felicità!

Per raggiungere risultati eccellenti è necessario avviare un processo di consapevolezza che potremmo sintetizzare in questi punti:

  1. Analisi dei risultati: A) ottenuti, B) desiderati (F4P), C) realistici (Futuro Migliore Possibile),
  2. consapevolezza circa i processi utilizzati nell'ottenerli,
  3. organizzazione di sperimentazioni adeguate,
  4. coinvolgimento di esperti, consulenti, councelor, COACH, costellatori, amici e colleghi per i feedback necessari,
  5. accettazione e analisi del cammino evolutivo.

Le persone spesso attribuiscono molta della loro autostima all'essere intelligenti, il che può diminuire la loro capacità di autoanalisi. Un bravo manager se non vuole autosabotarsi e quindi suicidarsi deve farsi aiutare.

Un manager oggi, data la complessità della realtà che lo circonda, deve avere due figure al suo fianco: uno psicologo e un coach.

Sono due figure diverse e distinte, ci sono psicologi che fanno i coach, anche se è veramente molto raro che abbiano esperienze concrete, a certi livelli, di managerialità, anche tra coloro che han fatto l'HR in una grande azienda. Il background e la maggioranza delle impostazioni dello psicologo oggi è un approccio Freudiano o Junghiano o un mix dei due.

Il Coach è realista e guarda oltre, il suo compito è accompagnare la trasformazione verso il Futuro Migliore Possibile, alla luce dei vincoli che ogni persona, situazione, contesto ha. In un'obiettivo trasformativo che va oltre il Sé. Il Business Coach deve avere visione, lucida analisi, pragmatismo e conoscenza dei contesti aziendali. Saper anche cedere il passo ad altri professionisti per non cadere nella trappola del tuttologo.

Ciascuno di noi ha al 100% la responsabilità di colorare la propria vita !

Gran parte dell'autostima che abbiamo si basa sull'intelligenza, che ha molti aspetti, uno dei quali è la percezione e conoscenza del Sé. Se hai avuto la fortuna di lavorare con persone ancora più abili o intelligenti di te, e ricevere i loro feedback critici o positivi o di incoraggiamento, avrai certamente notato il lavoro che hanno fatto su loro stessi. A meno che tu non sia di fronte o al seguito di un dittatore o un generale alla vecchia maniera.

Ogni occasione che fa scattare in noi la sensazione di non essere intelligenti è vissuta dal nostro Sé come altamente minacciosa. Le soluzioni sono fondamentalmente 3: la persona si blocca e resta dov'è, inizia un processo di autocommiserazione; la persona "scappa altrove", trova un ambito, una passione, un hobby extra lavorativo in grado di soddisfare i suoi talenti o presunti tali; la persona che intende crescere nel lavoro accetta la sfida di conoscersi, conoscere, studiarsi e studiare, applicarsi e applicare, con un' unica grande regola: procedere per tentativi efficaci.

La persona, anche la più intelligente, che non esercita questo discernimento innesta meccanismi di suicidio professionale e anche di vita. Diventerà insoddisfatta, brontolona, più o meno depressa (definizione gentile: meteopatico/a), potrà persino cercare di evitare certe situazioni a rischio. Non accettando la crescita interiore ed esteriore, in un equilibrio tutto da creare e inventare, essendo cambiati i tempi, la storia e i contesti il processo manageriale e di vita si arresta. Dal passato possiamo trarre spunti e motivi di riflessione, dal presente traiamo i risultati, dal futuro la proiezione, anche se non va mai dimenticato che: MORIREMO TUTTI!!! Anche se non contemporaneamente!

L'Ego è il motore di autosabotaggio e suicidio, e la soggettività del processo è spesso l'elemento più distorsivo con maggiore variabilità. E' necessario aprirsi e considerare - come primo pensiero - che ciò che penso di me stesso/a potrebbe essere non vero, inesatto o sbagliato! Quindi devo cercare di avere una visione obiettiva di me stesso/a.

Un'analisi swot su questo è molto efficace, o una survey 360, o più semplicemente: eseguire la lista dei risultati ottenuti, analizzando vantaggi e svantaggi di ogni fatto, situazione, persona, lavoro, progetto, etc. Lavoro lungo e che ha alcune trappole se fatto da solo/a.

Un accelleratore sono le Costellazioni Familiari Organizzative, aiutano a lavorare con se stessi e su se stessi, attraverso l'aiuto di altri che sono estranei, quindi non conoscono la vostra situazione storica e che grazie a questo vi possono dare un supporto neutrale, se accompagnati dal facilitatore in grado di smorzare la soggettività, il giudizio e alcune logiche mentali che emergono nella costellazione.

Se riguardo la mia storia, tutto iniziò quando andai a leggere autobiografie di persone ritenute intelligenti, famose, importanti della società: storici, letterati, condottieri, persone illustri. Mi insegnarono molte cose, tutt'ora mi affascinano e attraggono. Questo mi permise di attivare un primo passo di consapevolezza, diventando a volte più incisivo, a volte più maldestro! Successivamente iniziai ad affidarmi a persone che stimo e stimavo, ascoltando i loro feedback purché di miglioramento e costruttivi (all'inizio fu complesso, perché usualmente si inizia dalle negatività, quando si chiede un feedback a qualcuno; specie ad amici). Abituarsi a ricevere feedback da persone di cui hai fiducia e che credono in te o che paghi come un COACH, mi permise di prendere decisioni alla luce di un sano realismo.

Furono le Costellazioni Organizzative che dettarono la svolta, e sulle quali, tutt'oggi, la mia attenzione è rivolta!

in breve:

Jacopo Ortis, ovvero Raul Cremona video


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