MI DAREI UN CAZZOTTO !

MI DAREI UN CAZZOTTO !

Farsi del male professionalmente è più facile di quel che si crede! Un'autosabotaggio che ho riscontrato in alcune case history vi è l'assenza o la scarsa conoscenza e consapevolezza di Sè!

Se per esempio sei una persona ossessiva sappi che un tuo drive oscilla tra l'autosabotaggio e la performance ! Tutti i Manager performanti che ho incontrato sono, almeno un po', ossessionati in qualche cosa,  a volte in modalità compulsiva! VI sono manager molto veloci, con processori interni ad alta performance: ho suggerito loro di adottare delle strategie a volte elusive e a volte focalizzate . Tra le prime fare «il finto tonto» in alcuni ambiti è una sana abitudine, specie per non incorrere in sovraccarichi di lavoro; se invece si eprsegue la performance, la regola aurea è differenziare, restando focalizzati: come si fa con la gestione dei propri risparmi. In sintesi la soluzione è lavorare su più piani paralleli, dissimunando in ciascuno di essi, con l'obiettivo di coniugare e addizionare le performance. La Mente sarà occupata, anche se non serena!

La gestione del possibile burnout sarà una delle questioni!

Vi sono molte tipologie di autosabotaggio. Pare tutto inizi dalla poca differenza che abbiamo tra identità, personalità e carattere. La vita è un mix tra destino, consapevolezza ed esperienze che si avvicendano nel nostro sentiero. Distinguere i tratti differenziali, l'altro è fare esperienza di chi viene prima e chi viene dopo; per esempio alcuni sostengono che la personalità sia immodificabile, mentre il carattere lo sia, essendo plasmabile e maleabile. Entrambe necessitano la conoscenza del Sé per evitare di cadere nellle numerose trappole dell'autosabotaggio; un passo per proseguire nella caduta è diagnosticarsi un laconico «son fatto così!».

Come Business Coach incontro persone e Manager che ritengono efficaci colleghi che la loro esperienza del lavoro è "atto di presenza" nel senso che essere presenti in ufficio è il motivo per cui qualcuno dovrebbe pagarmi un compenso! L'orario di lavoro è il loro parametro per gestire le attività che svolgono, qualità e disponibilità sono valutate in base alla presenza, un laconico "sono sempre qui", "sono sempre a tua disposizione" fa parte dei loro pensieri e dichiarazioni.

Pensare che il lavoro sia un "atto di presenza" è una delle convinzioni più diffuse; ritengo sia una convinzione profonda di autosabotaggio! Che porta al suicidio, qualsiasi organizzazione! Basti guardare cosa accade generalmente, anche se per fortuna non sempre e ovunque, nella Pubblica Amministrazione (PA).

Il Manager, "M" maiuscola, è consapevole che vi sono sempre due partiti in Azienda "quello della spesa" e "quello del guadagno", nella PA vi è solo il primo! Nel privato, in Azienda, è noto che si deve e si può sempre fare di più e meglio, nella PA non vi sono le stesse leggi, propensioni, spinte anche per la ciclicità quinquennale, o meno, degli interlocutori. L'esperienza pare dire che i processi di autosabotaggio siano più diffusi nella PA, anche se nelle grandi aziende private ci si avvicina. In questo secondo caso i rimedi sono numerosi e diffusamente dibattuti, approfonditi e noti.

Nelle Aziende private moltissimo dipende dal management, insieme di manager che appartengono alla medesima realtà, i quali devono trovare la lucidità di non cadere nelle trappole del suicidio e dell'autosabotaggio. Una delle ricette da me sperimentate è rifuggire da modelli eccessivamente burocratici, ossequiosi, "messe cantate", far emergere e valorizzare la realtà, il pragmatismo, i piani e programmi di chiara lettura, che individuino chiari F4P e KPI, in sintesi agili. Non scordando che un sistema troppo pianificato e codificato può risultare altamente inefficace come ci ricorda D. Eisenhower «ho scoperto che i progetti sono inutili, ma la pianificazione indispensabile!».

Negli ultimi 30 anni di vita lavorativa e in particolare negli ultimi 10, come Business Coach, ho visto, sperimentato e rettificato varie esperienze e strategie per non cadere in queste trappole, e le suggerisco al nostro Manager ideale, che forte delle sue competenze verticali e specifiche, deve allenarsi al pensiero laterale, o delle multivarianze. Uno degli strumenti semplici ed efficaci è praticare l'approccio dei 6 cappelli (o più) per pensare di Debono.

Il pensiero laterale ha alcuni effetti: facilita la posizione di consapevolezza, previene alcune trappole di autosabotaggio, come quella di pensare di meritarsi la sua posizione di Manager, come si fosse fatto da solo! Come minimo qualcuno l'ha scelto, l'ha fatto crescere, lo ha aiutato, etc., vi sono manager che ne sono convinti. in particolar modo quelli che pensano di aver vinto un concorso. Nessuna persona si é fatta da sé! Questo è un pensiero e convinzione autosabotante!

Il suicidio del manager passa anche per altri pensieri "assoluti" e affermazioni: "ho ragione io",  "io...", etc. . Praticare il "pensiero laterale", che - tra l'altro - porta al Futuro Migliore Possibile di ogni problema è la base e fondamento dei Sistemi Costellativi Organizzativi. I partecipanti portano "vari cappelli" di Debono e non solo, ascoltando in primis se stessi, i sistemi di appartenenza che rappresentano e altri movimenti delle esistenza. 

Ho potuto personalmente constatare che se "aggrediamo" di petto un problema, la situazione può sfuggirci di mano, la realtà è complessa. Se a quel problema dedico energia fino allo sfinimento (indagando eccessivamente su ogni decisione e rimuginando su ogni variabile), questo questo ha delle conseguenze nefaste per noi e per tutti.

Le soluzioni arrivano guardando "Altrove".

Che significa guardare "Altrove"? Non è distrazione, men che meno continuo cambiamento o lasciar fare o andare. Potremmo identificare lo sguardo che va Altrove nell'osservare ciò che è la sua traslazione nel tempo. Osservare e riflettere sui propri pensieri, non è sufficiente! La vita si manifesta con azioni ed eventi che accadono. Se da un lato osservare il pensiero pensato è molto utile per individuare i movimenti del cuore; dall'altra è fondamentale far emergere e manifestare ciò che è.

Le Costellazioni Sistemiche Organizzative fanno questo. Individuano gli elementi che emergono dal sistema, e grazie all'intelligenza collettiva, che si manifestano nelle rappresentazioni tramite le persone che vi partecipano. Così facendo i pensieri diventano azioni o meglio esperienze, che toccano e muovono le persone e il sistema medesimo, al fine di dar spazio a ciò che deve emergere.

Una parte del lavoro del Manager è valorizzare i talenti, cosa non facile perché contemporaneamente deve considerare, valutare, discernere la più probabile strategia che conduca a sviluppare dei risultati di successo. Espandere la gamma di abilità per raggiungere intuizioni in modo da essere predittivi e affrontare ogni problema come un esperienza. Questa può essere una strategia sorprendentemente efficace per uscire dal pensiero autodistruttivo.

Cercare di lasciar andare ogni senso di impotenza, vergogna, giudizio o paura è importante per addentrarsi in queste attitudini. 

in breve

Nuzzo e Di Biase video


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