SUICIDIO del Manager - Come evitarlo 5

SUICIDIO del Manager - Come evitarlo 5

Orsi, lupi solitari o gregari, o ... se non ti conosci ti stai autosabotando.

L'essere umano è un animale gregario o solitario? Da millenni formiamo città e aggregate strutture sociali più o meno evolute (case, condomini, grattacieli) anche se in esse ci isoliamo o ci isolano! Giuseppe Giacobazzi ci ricorda che da soli si fa gran poco!

E' difficile conoscersi, non ci insegnano a conoscere il nostro Sé a scuola, men che meno la personalità o il carattere. La scuola, dalle elementari all'università, ha molti deficit, a mio avviso 3 sono gravi: 

  • non ci viene insegnato a studiare: i metodi e le metodologie più efficaci sono sconosciute a moltissimi studenti; passano così molti anni prima che si prenda le misure, a volte queste restano sbagliate per sempre.
  • non ci fanno conoscere come funziona il cervello: la macchina principale per cui studiamo, lavoriamo e viviamo. E' come mettere una piantina di pomodoro in una serra buia senza aria, con molto letame: resisteranno i più forti, non è detto che siano i più bravi o performanti.
  • non ci viene insegnato a parlare tra adulti: dalle superiori all'Università, alle elementari e alle medie sarebbe utile ma le strategie dovrebbero essere diverse, nessuno ci insegna a parlare tra adulti, è come se la Programmazione Neurolinguistica, l'arte della recitazione, la prossemica, etc. non fossero mai esistiti.

Se la scuola ha dei deficit non parliamo della famiglia; di quale tipo di famiglia stiamo parlando? Se da un lato oggi ci sono molti più corsi di un tempo per esempio per la maternità o paternità, dall'altro tutto è lasciato alla discrezione dei singoli e in questo operare affiorano modelli dei nostri genitori o quelli più arcaici dei progenitori; che se sbagliati si riproducono! Questi imprinting di esperienze, per esempio, condizionano pesantemente la capacità e volontà di lavorare in gruppo, come se la storia e le esperienze tramandate dai nostri antenati compromettessero l'auto valutazione e consapevolezza.

Dall'infanzia al mondo degli adulti, la vita sociale è molto istruttiva, dall'esperienza si imparano molte cose. Come scrive Carlo Rovelli in «l'ordine del tempo» dice: «...il mondo è una rete di avvenimenti. Una cosa è il tempo con le sue determinazioni, altra è il semplice fatto che le cose non "sono": accadono». Si impara dalla vita attraverso le esperienze, anche se il nostro processo di codifica o decodifica sono a volte inesatti, parziali, incompleti o errati, tutto cambia; questo è uno dei motivi per cui dalle reti sociali e dall'intelligenza collettiva si acquisiscono nuove informazioni e si impara.

Se nella vita abbiamo la fortuna di incontrare delle "guide", cioè delle persone di riferimento o, meglio, uno o più mentori i risultati saranno molto diversi. Purtroppo non è cosa diffusa, un tempo per i più meritevoli c'erano dei mecenati, oggi andare oltre le consuete borse di studio è difficile andare. Mi immagino la società del futuro, a partire da oggi, con più:

  • sostenibilità
  • socializzazione
  • sussidiarietà

Afferrare velocemente le idee e i concetti che altri hanno vissuto, sperimentato, validato consente di alzare gli standard di felicità e conseguentemente di prestazione. Migliori relazioni consentono performace migliori; sistemi che ci stanno rinchiudendo nei nostri cellulari, nelle nostre celle, appartamenti o uffici è una società dell'autosabotaggio.

Lavorare con altri non è facile, "nessuno nasce imparato", si dice! Quando si lavora con altre persone, mediamente, c'è bisogno di più tempo; non solo per elaborare le informazioni e raccogliere i concetti, che a volte abbiamo intuitivamente o analiticamente già approfondito da soli, ma soprattutto per condividerli nel modo più efficace. Le riunioni, specie se condotte maldestramente, aumentano i problemi e la confusione. Le riunioni sono in fin dei conti di tre tipi:

  • informative
  • decisionali
  • cogenerative

Nelle riunioni a volte si è impazienti che le proprie idee prevalgano e che il gruppo proceda spedito verso l'obiettivo, se ci dimentichiamo di dare giusto spazio agli altri ti stai autosabotando! Se non riconosci i meriti e le qualità delle persone presenti, ti saboteranno. Le dinamiche di frustrazione che nascono dopo una riunione poco efficace possono essere lette come un risultato dell'autosabotaggio che abbiamo innestato e possono manifestarsi in molti modi: a) Ci accusano di "sognare" ad occhi aperti, b) di essere "altrove", c) non comprendono quello che diciamo, anche se fanno cenni affermativi con la testa.

Queste modalità di relazione con gli altri possono verificarsi per una vita intera, solo se abbiamo la fortuna di incontrare qualcuno che ci "sveglia" dal nostro torpore e veniamo in "contatto" con eventi, spesso traumatici, ci rendiamo conto della necessità di rielaborare l'accaduto. Lavorare sulle emozioni e sul percepito, è un primo step, la reiterazione dell'errore sarà uno dei risultati che il tempo porrà in evidenza! Dare la responsabilità ad altri la prima risposta!

Impariamo dalle esperienze! Possiamo accellerare il processo evolutivo delle nostre emozioni e della consapevolezza con l'allenamento, la simulazione, la recitazione e l'immersione nel campo di chi ha già provato quelle esperienze (neuroni a specchio) o con le Costellazioni Sistemiche Organizzative o Familiari.

Il processo identificato da Berne, per esempio, nel libro «io sono ok, tu sei ok» consente di comprendere l'evoluzione e passaggio tra bambino, genitore, adulto e l'unione delle tre posizioni in un melange situazionale delle tre posizioni, nessuna delle quali avversa o "sbagliata", anche se deve essere accreditata per aumentare la nostra consapevolezza. Molte sono le porte per studiare i nostri autosabotaggi; dall'analisi dello stato, stadio e reazioni interne (chimico, fisiche, emotive, etc.) a quello fenomenologico esterno che si manifesta nei fatti.

Gli strumenti principali in nostro possesso, che ho sperimentato, sono:

  • confrontarci con una persona di cui ci fidiamo (meglio se mentore, coach, psicologo o psichiatra in funzione dell'obiettivo e dell'argomento);
  • autoanalizzare ponendoci delle domande potenti investigative per individuare: inizialmente i pattern (cioè le ripetizioni di eventi gradevoli e/o sgradevoli), il passo successivo individuare i trigger (il grilletto scatenante, in una dinamica: cerino, miccia, bomba). Successivamente individuare e sperimentare nuove strategie operative che ci consentano di transitare ad una vita più felice e/o appagante;
  • partecipare a delle Costellazioni Familiari Organizzative, veri accelleratori di consapevolezza di ciò che c'è e di ciò che viene percepito.

Alcuni indicatori di autosabotaggio sono, per esempio, la fatica a delegare, irrefrenabili paure che emergono, eccessivo perfezionismo, visione monocromatica della realtà o dei fatti, tentativo di replicare modelli ed esperienze di vita familiari, sociali o ideali, e molti altri !

Che fare per uscire dall'autosabotaggio?

  1. Esercitarsi nell'auto-compassione (non è commiserazione o semplice accettazione), sia per le reazioni emotive interne (capendo da dove provengono), sia per quelle che si manifestano
  2. imparare dalle evidenze e dalle esperienze analizzate oggettivamente
  3. accettare di farsi aiutare, non siamo esseri perfetti!

in breve:

Giuseppe Giacobazzi video


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