PARLARE IN PUBBLICO - 2° ingrediente per essere convincenti: FIDUCIA

PARLARE IN PUBBLICO - 2° ingrediente per essere convincenti: FIDUCIA

Conquistare la fiducia di chi ti ascolta ...

La FIDUCIA che ricevi ha le sembianze di un brivido che ti corre lungo la schiena mentre parli.

Se le persone che ti ascoltano ti seguono lo capisci dagli sguardi, da come sono seduti e/o stanno in piedi, da come mettono le braccia, dal brusio in sala, da come le persone reagiscono alle tue domande. La "magia" che si instaura con il tuo pubblico che duri 15 secondi o 2 ore (come in un concerto) l'oratore la percepisce, quasi sempre anche chimicamente: adrenalina ed endorfine, che scorrono nelle sue vene!

Cosa c'è di più delicato di una foglia di insalata o di un fiore?

Conquistare la fiducia è una cosa delicata, almeno quanto una foglia d'insalata! Che ne pensate?

L'arte di parlare in pubblico ha delle leggi e Aristotele, come si diceva nel precedente breve articolo, ne individua 5 di fondamentali (intento, fiducia, emozione, metafora, sinteticità), se ben utilizzate avete fatto tutto il possibile per convincere gli altri! A queste cinque ho aggiunto anche melange e risultati. L'esperienza mi porta a dire che malgrado gli ingredienti base siano i cinque indicati da Aristotele, il melange (sequenza e dosaggio) delle precedenti e i risultati che ne scaturiscono comprovano che quello che abbiamo esercitato ha ottenuto l'effetto desiderato: convincere gli altri. Per comodità raggruppo le cinque in tre macro aree: l'intento (intento e fiducia), il viaggio (emozione, metafora e sinteticità), gli obiettivi (melange e risultati).

Tutti questi ingredienti hanno un metamodello che li accomuna: porsi delle domande, domande potenti; può essere utile porsele, prima di parlare!

Avere la fiducia dal mio interlocutore, o da coloro che mi ascoltano, se non mi conoscono, necessita di alcuni passi: il primo passo è presentarsi, il secondo passo è cedere una parte della propria privacy, il terzo passo è dichiarare esplicitamente l'intento, l'obiettivo e perché stiamo parlando. C'è bisogno di un'atto di fiducia da parte del pubblico. E' diverso se stiamo lavorando o se siamo su un palco per uno spettacolo, anche se la fiducia evocata non cambia!

La fiducia in un discorso è l'aria, è una leggera brezza che raffresca un discorso accalorato. La fiducia è qualcosa che si lega a molte parole, tra cui l'amore: la fiducia incondizionata. La fiducia nel parlare la si ottiene se nell'argomentare, con parole, gesti, timbro e musicalità della voce si riesce a far visualizzare ai presenti: visione, autenticità e obiettivi chiari.

La credibilità di un discorso si materializza nel momento in cui vengono:

  • condivisi dati, analisi, elementi oggettivi e relative fonti, 
  • descritti i fatti oggettivi delle azioni (passate, presenti e future),
  • argomentati i due punti precedenti, in modo terzo e oggettivo, prospettando soluzioni.

Potremmo definire che ogni discorso efficace genera fiducia, parte da una introduzione, un analisi, un'argomentazione e si conclude con un azione il cui risultato prospetta il compimento di uno scenario, il tutto genera fiducia. La critica genera critica; prospettiva prospettiva. Non siamo molto abituati a parlare in questo modo.

La fiducia del pubblico è qualcosa difficile da conquistare, facile da perdere.

Il centro del mio parlare deve consentire la comprensione lo sviscerare l'idea e/o l'obiettivo e/o l'argomento. Aristotele riteneva che i gesti di un oratore dovessero essere sostenuti dalle sue parole e viceversa. Perdere in credibilità significa che nel pensiero, nel parlato e nell'agito emergono delle incoerenze o incongruenze percettive o percepite dal pubblico. Per esempio tra parlato e gesti, tra logica e fatti oggettivi, che indeboliscono la comprensione.

A tutti i livelli della vita è sempre più diffusa la recitazione! Recitare un ruolo è spesso la base di un successo, specie a lavoro (ricordiamo la più grande truffa per 65 miliardi di dollari di Bernard Madoff). Nella vita ognuno recita la sua parte, tutti recitano una parte più o meno consapevolmente, a lavoro e nella vita, e generano fiducia grazie ai risultati e alle evidenze che emergono dall'agire.

Le nostre esperienze e credenze influenzano la fiducia dei nostri interlocutori, l'uso appropriato del linguaggio e del significato dello stesso porta a rendere più o meno comprensibile il discorso. Che se esorta o evoca: azioni e testimonianze, tanto più lo scetticismo verrà disarmato.

Antropologicamente i nostri antenati, migliaia di anni fa, quando non esisteva il linguaggio, dovevano fidarsi a "colpo d'occhio", avevano pochi istanti per determinare se uno sconosciuto fosse amico o nemico! Un'esperienza che avrebbe potuto cambiar loro la vita radicalmente. Oggi è tutto più difficile e le maschere pirandelliane vengono sostituite e cambiate in tempi rapidissimi!

L'idea di cui siamo portatori va rafforzata con 3 semplici punti, facilmente memorizzabili dai nostri uditori. Dopo averli esplicitati dovranno essere ricordati nel riepilogo finale: una sorta di promemoria da far memorizzare rafforzando la credibilità di chi espone.

In sintesi nel parlare si crea fiducia se:

  • parliamo della realtà e dei fatti oggettivi,
  • ammettiamo quando non sappiamo qualcosa,
  • ammettiamo quando abbiamo torto,
  • facciamo ciò che promettiamo,
  • spieghiamo il processo del pensiero,
  • diamo fiducia agli altri e li includiamo.

La fiducia è un fuoco: "per non spegnerlo, ogni tanto devo metterci qualche pezzo di legna". 

breve bibliografia:

https://online.hbs.edu/blog/post/leadership-communication 

https://tricomb2b.com/sites/default/files/2020-06/TrustMeBook_spreads_0.pdf 


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