PARLARE IN PUBBLICO - 7° ingrediente per essere convincenti: RISULTATO

PARLARE IN PUBBLICO - 7° ingrediente per essere convincenti: RISULTATO

E' l'Ego che ci muove! Nel bene e nel male, il desiderio, il sogno, l'obiettivo del nostro Ego, ci mette in movimento!

Parlare è movimento! Dialogo interno e pensieri, dialogo esterno e parole! Un sottile equilibrio tra queste forze, ci porta vicino o lontano, comunque altrove. L'obiettivo di entrambe è generare azioni. E' tramite le azioni e i fatti che viviamo nella vita che ci manifestiamo come esseri viventi e da queste azioni impariamo. L'intento per cui facciamo un discorso in pubblico, da cui siamo partiti con il primo ingrediente e il primo breve articolo, si materializza con i RISULTATI.

Se abbiamo parlato in pubblico, dobbiamo verificare i feedback che abbiamo ricevuto !

Prima di parlare si dovrebbe sempre partire da una domanda: «qual'è l'obiettivo o il mio intento ?» Quale risultato desidero accada o si materializzi ?

«Allora io considero che si dovrebbero fare le cose bene, perché non c’è maggiore soddisfazione di un lavoro ben fatto. Un lavoro ben fatto, qualsiasi lavoro, fatto dall’uomo che non si prefigge solo il guadagno, ma anche un arricchimento, un lavoro manuale, un lavoro intellettuale che sia, un lavoro ben fatto è quello che appaga l’uomo. Io coltivo l’orto, e qualche volta, quando vedo le aiuole ben tirate con il letame ben sotto, con la terra ben spianata, provo soddisfazione uguale a quella che faccio quando ho finito un buon racconto.

E allora dico anche questo, no: una catasta di legno ben fatta, ben allineata, ben in squadra, che non cade, è bella; un lavoro manuale, quando non è ripetitivo, ricordo ‘Tempi moderni’ di Charlot, è sempre un lavoro che va bene, perché è anche creativo. Un bravo falegname, un bravo artigiano, un bravo scalpellino, un bravo contadino; e oggi dico sempre quando mi incontro con i ragazzi: voi magari aspirate ad avere un impiego in banca, ma ricordatevi che fare il contadino per bene è più intellettuale che non fare il cassiere di banca. Perché un contadino deve sapere di genetica, di meteorologia, di chimica, di astronomia persino. E allora tutti questi lavori che noi consideriamo magari lavori così, magari con un certo disprezzo, sono lavori invece intellettuali». (Mario Rigoni Stern)

Che ne pensi?

L'arte di parlare in pubblico ha delle leggi e Aristotele, come si diceva nel primo breve articolo, ne individua 5, anche se sono i risultati conseguenti che confermano o meno la bontà del discorso.

I risultati dipendono interamente da noi? E' oltre 5000 anni che l'uomo se lo chiede. Mi piace spesso citare Sant' Ignazio che nei suoi insegnamenti diceva che sono tre le componenti per cui un risultato auspicato risulta coerente al buon agire: Memoria, Intelletto e Volontà. Anche se il fato, il destino, la Provvidenza, la consapevolezza delle forze - a noi sconosciute - ci conducono altrove.

Le nostre azioni e ancor prima i nostri pensieri trovano compimento nei risultati.
I risultati sono di per se dei feedback, che ci consentono di analizzare ciò che abbiamo pensato e detto. Ogni discorso ha un inizio e una fine, o più specificatamente "un fine". Il filosofo Byung-Chul Han nel libro "Il profumo del tempo" ci ricorda che l'animo umano ci conduce altrove, nel tentativo di non «perire intempestivamente», con l'obiettivo di aver dato senso a quello che abbiamo pensato e detto, portandoci a toccare con mano i risultati del nostro agire, parlare, pensare.

Il parlare in pubblico e la vita ci portano ad unire il più possibile coerentemente il pensare, il parlare e l'agire ! Buon cammino!

 


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